LaQ.Ivan
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postato il 05/01/2010
alle 18.49
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Che palle oh con voi mai una volta che ci si diverta cazzo
Parliamone seriamente (per quanto si possa parlare seriamente di un discorso così banale), c'è qualcuno di voi credente? Perchè? Perchè quella religione e non una delle altre 512 mb ram?
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Se nella patologia clinica la paura è sinonimo di morte, si può dire che l'uomo libero è un coglione, che non sà cogliere nè l'insieme formale del vissuto, nè la sua propria vita.
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LaQ.Ivan
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postato il 06/01/2010
alle 01.19
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nessuno?
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Se nella patologia clinica la paura è sinonimo di morte, si può dire che l'uomo libero è un coglione, che non sà cogliere nè l'insieme formale del vissuto, nè la sua propria vita.
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grigno
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postato il 06/01/2010
alle 07.53
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Originariamente inviato da LaQ.Ivan
Che palle oh con voi mai una volta che ci si diverta.
beh, se qua non ti "diverti", puoi sempre fare logout e tanti saluti...
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la morale é un lusso dei vincenti. (ringrazio b_russell)
io non faccio beneficenza.
w la figa.
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LaQ.Ivan
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postato il 06/01/2010
alle 11.55
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Originariamente inviato da grigno
Originariamente inviato da LaQ.Ivan
Che palle oh con voi mai una volta che ci si diverta.
beh, se qua non ti "diverti", puoi sempre fare logout e tanti saluti...
hai dimenticato cazzo e la faccina
se non siete in grado di sostenere una discussione seria siete pregati di non postare, grazie...
e qui chiedo ai moderatori di bannare l'utente qui sopra per flood e offese e di bannare per flood chiunque intervenga senza fare interventi costruttivi per la discussione.
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Se nella patologia clinica la paura è sinonimo di morte, si può dire che l'uomo libero è un coglione, che non sà cogliere nè l'insieme formale del vissuto, nè la sua propria vita.
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iodio
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postato il 06/01/2010
alle 12.13
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A me il discorso sembrava serio, ma forse per credere serve solo "avere fede" e non porsi domande.
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http://imaginarymind.splinder.com
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wiz
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postato il 06/01/2010
alle 15.16
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Originariamente inviato da iodio
A me il discorso sembrava serio, ma forse per credere serve solo "avere fede" e non porsi domande.
Infatti: sopra un certo livello di cultura e di benessere, mi sembra inutile parlare di religione.
Dal mio umile punto di vista, la religione serve ai poveri per avere qualcosa con cui distrarsi dalla predominante attività di morire di fame, e ai ricchi per ingraziarsi i poveri illudendoli che le cose stiano bene così come stanno.
Io sono benestante, ateo, e felice soprattutto di non aver bisogno di credere a delle fandonie per avere un mio codice morale più che appropriato per la vita in società.
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If you're not on anyone's shitlist, you're not doing anything worthwhile.
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Yukio Mishima
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postato il 06/01/2010
alle 21.42
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Originariamente inviato da wiz
Originariamente inviato da iodio
A me il discorso sembrava serio, ma forse per credere serve solo "avere fede" e non porsi domande.
Infatti: sopra un certo livello di cultura e di benessere, mi sembra inutile parlare di religione.
Dal mio umile punto di vista, la religione serve ai poveri per avere qualcosa con cui distrarsi dalla predominante attività di morire di fame, e ai ricchi per ingraziarsi i poveri illudendoli che le cose stiano bene così come stanno.
Io sono benestante, ateo, e felice soprattutto di non aver bisogno di credere a delle fandonie per avere un mio codice morale più che appropriato per la vita in società.
La cosa interessante è che il cristianesimo avrebbe voluto andare proprio in direzione opposta.
Certo ci sono disquisizioni molto dotte sul famoso detto del cammello e la cruna dell'ago; parrebbe infatti, secondo alcuni, che nella varie traduzioni dal greco, dall'aramaico arrivando fino al latino sia saltato fuori un cammello che non c'entrava niente, in realtà la parola in questione, simile nella lingua originale, doveva essere gomena.
Le grosse corde con le quali si ormeggiano le barche.
Il concetto non cambia poi molto.
Attraverso la cruna di un ago, anche un grosso ago da materasso, una canapo da 5 cm di diametro non passa molto più facilmente che un cammello.
In ogni caso l'insegnamento di Cristo era volto, con insistenza, a ribadire il principio che è veramente improbabile per un ricco entrare nel regno dei cieli.
Poi la chiesa è diventata una istituzione di potere, si è messa ad accumulare denaro, e fino ad un secolo fa teneva nascosto ai fedeli quanto fosse scritto nei vangeli.
Oggi invece i fedeli potrebbero saperlo ma fanno finta di niente perchè è più comodo così, si attengono alle questioni formali evitando tutta la sostanza e si sentono tanto buoni perchè parlano da bigotti ( e razzolano al contrario di come parlano ).
Beh, vi dirò, io sinceramente ci spero che dio esista.
Proprio quello di cui parlava Cristo.
Perchè sinceramente credo che con qualche migliaio di anni di purgatorio potrei cavarmela.
Ma tanto altri...
NO.
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L'ipocrisia degli uomini? Non esageriamola. La maggior parte pensa troppo poco per pensare doppio.
modificato da
Yukio Mishima
il 06/01/2010 alle 21.44
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magonza2
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69 messaggi
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postato il 06/01/2010
alle 22.00
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Si chiamava gamal (letteralmente cammello) una corda che serviva anche per legare i cammelli ma che era in realtà un intreccio di minuscole cordicine; si usava per esempio disintrecciare una di queste cordicine se si aveva bisogno di quello che per noi è un pezzo di spago molto sottile. Per far passare il gamal dalla cruna di un ago occorre in qualche modo farlo dimagrire, eliminando tutte le cordicine e lasciandone una sola. Quindi il ricco entra nel regno dei cieli se si spoglia di tutte le cordicine inutili (le ricchezze) e resta nudo, come una cordicella singola, senza fronzoli. Che è il senso della risposta data da Gesù al giovane ricco "vai, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri, poi vieni e seguimi"
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spamprose
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Registrato: 12/2009
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postato il 06/01/2010
alle 23.10
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questo andrebbe messo nei "post che entreranno nella storia del forum".
solo per il fatto che un pò, mi si passi il termine, di 'annedottica' porti contenuto laddove si vedevano soltanto thumbleweed è cosa grandiosa!
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wiz
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postato il 06/01/2010
alle 23.49
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Originariamente inviato da spamprose
solo per il fatto che un pò, mi si passi il termine, di 'annedottica' porti contenuto laddove si vedevano soltanto thumbleweed è cosa grandiosa!
In effetti giusto oggi lamentavo (su quella landa desolata che è Facebook, ha ha) quanto la nostra agorà sia in realtà un' arena, in entrambi i sensi del termine: sia perché vi si scontrano i gladiatori, sia perché è terreno arido, anziché fertile, per la cultura. Ma questo è un discorso con cui non ho voglia di rompervi le palle più di tanto, anche perché non c'entra niente con la religione.
Potrebbe invece avere attinenza con la morale, ma vediamo che piega prende il discorso...
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magonza2
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69 messaggi
Registrato: 01/2008
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postato il 06/01/2010
alle 23.50
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Originariamente inviato da spamprose
questo andrebbe messo nei "post che entreranno nella storia del forum".
solo per il fatto che un pò, mi si passi il termine, di 'annedottica' porti contenuto laddove si vedevano soltanto thumbleweed è cosa grandiosa!
Se sono quei batuffoli sporchi che svolazzano nel deserto nei film western credo si dica tumbleweed...a meno che non sia uno dei termini internettari bloggari che non ho più l'età per memorizzare.
Cosa grandiosa è leggere i testi (Antico Testamento, Nuovo Testamento, Corano...) magari in lingua originale (l'ebraico biblico si impara in due anni dedicandovi una sera la settimana) o con una buona traduzione annotata e soprattutto che tenga conto delle vicende storiche del testo (la Bibbia TOB, per esempio o l'ultima edizione della Bibbia di Gerusalemme, o il Corano curato da Gabriele Mandel). Si fanno scoperte straordinarie, si vede la religione (anzi le religioni) in un'ottica totalemente diversa e inaspettata, al di là ovviamente delle singole scelte di fede o non fede. Insomma, si fa cultura, l'unica cosa che come professore mi interessa discutere qui: la cultura schierata e altissima che le religioni (non solo quelle monoteistiche) alle loro origini hanno sempre diffuso egregiamente. Prima di venir tradite; a volte (non sempre) dai loro stessi sacerdoti-funzionari.
A proposito di aneddotica: un mio studente, per meglio seguire il mio corso sul dialogo tra le religioni abramitiche, ha chiesto alla biblioteca dell'Ateneo una copia della Bibbia; sembra che la persona addetta gli abbia risposto scandalizzata: "Ma guardi che questa è una biblioteca universitaria!". Come se avesse chiesto le annate di "Lando" o di "Le ore". Io la chiamo ignoranza, in senso latino ovviamente. E voi?
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spamprose
Member
 
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Registrato: 12/2009
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postato il 07/01/2010
alle 01.06
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curiosità: che cosa insegna?
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magonza2
Newbie
69 messaggi
Registrato: 01/2008
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postato il 07/01/2010
alle 09.15
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Pedagogia interculturale a Scienze dell'educazione
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meneceo
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postato il 07/01/2010
alle 10.52
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[aperta parentesi]
Il termine esatto è "camallo", che deriva dall'arabo "hamal".
Il camallo è sia quella grossa corda usata per l'ormeggio sia l'umile scaricatore di porto.
http://it.wikipedia.org/wiki/Camallo
[chiusa parentesi]
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El sta mej un ratt in buca à un gatt che un puaritt in man d'un avucat.
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pearl87
Junior Member

Moderatore
263 messaggi
Registrato: 07/2007
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postato il 07/01/2010
alle 16.56
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Originariamente inviato da magonza2
Originariamente inviato da spamprose
questo andrebbe messo nei "post che entreranno nella storia del forum".
solo per il fatto che un pò, mi si passi il termine, di 'annedottica' porti contenuto laddove si vedevano soltanto thumbleweed è cosa grandiosa!
Se sono quei batuffoli sporchi che svolazzano nel deserto nei film western credo si dica tumbleweed...a meno che non sia uno dei termini internettari bloggari che non ho più l'età per memorizzare.
Cosa grandiosa è leggere i testi (Antico Testamento, Nuovo Testamento, Corano...) magari in lingua originale (l'ebraico biblico si impara in due anni dedicandovi una sera la settimana) o con una buona traduzione annotata e soprattutto che tenga conto delle vicende storiche del testo (la Bibbia TOB, per esempio o l'ultima edizione della Bibbia di Gerusalemme, o il Corano curato da Gabriele Mandel). Si fanno scoperte straordinarie, si vede la religione (anzi le religioni) in un'ottica totalemente diversa e inaspettata, al di là ovviamente delle singole scelte di fede o non fede. Insomma, si fa cultura, l'unica cosa che come professore mi interessa discutere qui: la cultura schierata e altissima che le religioni (non solo quelle monoteistiche) alle loro origini hanno sempre diffuso egregiamente. Prima di venir tradite; a volte (non sempre) dai loro stessi sacerdoti-funzionari.
A proposito di aneddotica: un mio studente, per meglio seguire il mio corso sul dialogo tra le religioni abramitiche, ha chiesto alla biblioteca dell'Ateneo una copia della Bibbia; sembra che la persona addetta gli abbia risposto scandalizzata: "Ma guardi che questa è una biblioteca universitaria!". Come se avesse chiesto le annate di "Lando" o di "Le ore". Io la chiamo ignoranza, in senso latino ovviamente. E voi?
Ovviamente lo è. Il fatto è che allora occorre distinguere le due facce del discorso. Perchè uno riguarda la religione in sè, quella dei testi, dei precetti e delle funzioni iniziali con la sua conseguente storia e un altro riguarda invece la questione della fede o della religione intesa come fede oggi.
La questione religiosa nella società odierna è di per se molto ambigua e complessa. Personalmente non sono religiosa, ma capisco l'importanza che essa ha per moltissime persone al mondo.
Sarebbe molto interessante approfondire l'argomento...
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dottor_jazz
Junior Member

254 messaggi
Registrato: 09/2009
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postato il 07/01/2010
alle 17.50
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Io posso semmai rispondere al perchè io non sia religioso.
La storia delle religioni non mi interessa granché.
Per quanto riguarda la credenza in un Dio: l'ipotesi teista di un Dio personale da ingraziarsi tramite una qualche forma di religione organizzata mi sembra francamente ridicola, indigeribile e strapiena di contraddizioni macroscopiche, e per quanto io mi ci sia confrontato nel corso della mia esistenza non c'è stato verso di concedergli un ghello di plausibilità, l'ipotesi deista dell'entità sovrannaturale che ha creato il cosmo mi suona invece ardita perchè decisamente antropomorfa, ma meno plausibile di molte altre possibili spiegazioni. Ma quantomeno qui puo' saltar fuori qualche discussione davvero interessante, e molti dati scientifici stanno fornendo spunti affascinanti per addentrarsi nella tematica.
Se vogliamo parlare in termini piu' generali di trascendenza, va bene: sono anch'io convinto che la realtà non si esaurisca assolutamente in cio' che passa per i nostri sensi o di cui quotidianamente facciamo esperienza, ma sono su posizioni decisamente naturalistiche e sono quindi portato a pensare che se qualcosa di misterioso, affascinante, stupendo ed imperscrutabile esista, esso derivi comunque dalla materia o da organizzazioni infitamente complessa della materia stessa, piuttosto che pervenire da dimensioni soprannaturali.
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As long as there are slaughterhouses, there will be battlefields.
Quando gli fu chiesto dello chauffeur assassinato in Il grande sonno, Chandler - che non disdegnava il bicchiere - rispose: «Oh, quello. Bah, me lo sono totalmente scordato»
modificato da
dottor_jazz
il 07/01/2010 alle 17.52
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meneceo
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postato il 07/01/2010
alle 17.52
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" Chi sa accettare la propria vita non ha bisogno di inventarsi alcuna religione." (cit.)
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El sta mej un ratt in buca à un gatt che un puaritt in man d'un avucat.
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Yukio Mishima
Member
 
1.53 messaggi per giorno
Registrato: 08/2008
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postato il 08/01/2010
alle 10.37
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Non so di chi sia la citazione; penso che sia sostanzialmente vera anche se un po' imprecisa.
Secondo me il bisogno di inventarsi un dio/una religione, una vita dopo la morte, un giudizio sicuramente giusto ovvero una giustizia perequatrice che riconosca premi e stabilisca punizioni, sanando le ingiustizie subite in vita e punendo credeltà e malafede, nasce dalla difficoltà ad accettare quella parte della vita che si chiama morte.
Circoscriverei quindi maggiormente il discorso.
A ben vedere la paura della morte è un sentimento assolutamente naturale ed estremamente diffuso se non addirittura universale.
Io almeno lo provo.
Ed è anche per questo che, pur non credendo, la mia posizione è da agnostico e non da ateo.
Considero estremamente improbabile che un dio esista, vivo la mia quotidianità non ponendomi il problema perchè, ammesso che un dio esista e che esso sia giudice, non credo che sarò giudicato in base al mio conformista adeguarmi ad una serie di rituali esteriori totalmente cristallizati nella ritualità del culto bensì in base alle opere.
E se cerco di vivere decentemente adeguandomi al principio del male non fare paura non avere questo non è dovuto al fatto che l'abbia letto in un libro, in un sacro testo, o me l'abbia detto qualche pazzo esaltato vestito di nero ( o di viola, o di rosso porpora o di bianco, a secondo dei casi ).
Perchè anche se vari cattolici non lo capiscono non c'è bisogno di una fede e di una chiesa per far si che un individuo possa avere un senso etico.
E tuttavia l'idea di tirar le cuoia mi spaventa e siccome, inoltre, adeguarmi a come funzionano questo mondo e questa vita mi pesa ( perchè spesso si traduce nel vivere immerso in una realtà governata da valori inconciliabili col mio senso etico ) mi è sempre piaciuto sperare che un dio esista anche se non sono mai arrivato a crederci.
Se questo è ciò che provo, quindi, posso al massimo essere agnostico.
Ateo per militanza ideale, tutt'al più, ma non per attitudine.
In ogni caso esistendo la morte esisteranno sempre anche le religioni e non solo come valvola di sfogo per quei frustrati infelici della propria vita ed incapaci di realizzare una serena convivenza con sé stessi.
Si può avere paura della morte anche perchè si è estremamente felici e non si vuole correre il rischio che tale condizione cessi.
Volendo prodursi in un esercizio di stile ( alquanto sterile ) son convinto che di motivi plausibili se ne potrebbero trovare altre decine.
Trovare un principio trascendente che giustifichi la propria presenza qui ed ora è un artificio intellettuale che puzza di posticcio da lontano un miglio: son d'accordo.
Ma perchè molti uomini sentano il bisogno di trovarlo lo stesso è, secondo me, faccenda più complicata.
Ed alcuni dei suoi risvolti non son privi di una propria dignità.
Il "problema" non è il bisogno di spiritualità di tanti uomini; il problema sono le chiese - mica solo quella cattolica - in quanto istituzioni di potere fondate su dogmi e quindi necessariamente chiuse a qualsiasi dialettica.
Il perchè è evidente: se una chiesa dogmatica ha del potere esso non potrà che essere dispotico.
spoiler
Perchè, tanto per ribadire, la Chiesa Cattolica e lo Stato del Vaticano sono ad oggi l'unica monarchia assoluta del mondo occidentale economicamente, scientificamente e tecnologicamente progredito?
Per una questione di conservazione della tradizione?
Banale.
In ottemperanza a quanto previsto dalle scritture?
Illogico: quanto detto sulle scritture lo infrangono quotidianamente per 1000 altri motivi; perchè dovrebbero incaponirsi nell'osservanza proprio di ciò che può renderli impopolari?
Il motivo è semplice ma è un altro.
Loro si considerano i detentori unici di una Verità assoluta ed immutabili ed in quanto tali sentono di non avere alcun bisogno di essere pluralisti e democratici.
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L'ipocrisia degli uomini? Non esageriamola. La maggior parte pensa troppo poco per pensare doppio.
modificato da
Yukio Mishima
il 08/01/2010 alle 10.53
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meneceo
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postato il 08/01/2010
alle 10.52
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Originariamente inviato da Yukio Mishima
E tuttavia l'idea di tirar le cuoia mi spaventa...
Forse ciò che veramente ti spaventa è il dolore, non la morte.
Hai paura della sofferenza, e di una vita menomata dalla sofferenza.
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El sta mej un ratt in buca à un gatt che un puaritt in man d'un avucat.
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Yukio Mishima
Member
 
1.53 messaggi per giorno
Registrato: 08/2008
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postato il 08/01/2010
alle 11.00
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Uhm, si e no.
Cioè del dolore ho più paura che della morte.
ragion per cui mi sparerei un colpo di rivoltella in una tempio piuttosto che accettare di morire di cancro alle ossa consumandomi su un letto per due anni tra atroci dolori.
Ho le mie priorità.
Il che non esclude la paura della morte indipendentemente dal dolore.
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L'ipocrisia degli uomini? Non esageriamola. La maggior parte pensa troppo poco per pensare doppio.
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postoffice
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postato il 08/01/2010
alle 11.11
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Mi trovo in un posto in cui non dovrei essere perché credevo fosse giovedi e non venerdi e ho un po' di minuti da buttar via.
Innanzitutto separerei il concetto di religione e di Dio che se sono storicamente correlati, non lo sono concettualmente.
Non potrei mai essere religioso perché ritengo la religione una frustrazione per intelletto e fisico. Da uomo di legge mi viene già difficile accettare molte regole umane, che rispetto solo per la funzione deterrente che hanno su di me come sulla maggioranza dei consociati. Non su tutti, purtroppo, ma questo è un altro discorso. Non riesco, neanche sforzandomi, ad accettare i niet dogmatici di persone vestite in maniera ridicola e che hanno un concetto di coerenza assai discutibile. Mi sono sempre sentito, inoltre, a disagio schiacciato nel branco per colpa di uno spirito di contraddizione innato, di cui con la maturità sto imparando a smussarne gli angoli. Non potrei mai partecipare a processioni, bagni collettivi di espiazione, liturgici riti di cui ogni religione abbisogna.
Mi mette più in crisi il concetto di Dio. E non per paura della morte: odio gli ipocondriaci e tutti coloro che finalizzano la loro vita per cercar di renderla più lunga possibile. La trova una forma insopportabile di egoismo. Dio mi mette in crisi perché mina le mie certezze, e da ultrarazionalista, ahimé quale sono, la cosa mi fa soffrire. Non sono così ottuso da pensare che i nostri sensi esauriscano l'esistenza, da fervido evoluzionista spero che l'uomo riesca a sviluppare facoltà che gli consentano di percepire ciò che ora gli è oscuro, anche se temo che lo spirito di autodistruzione che permea la nostra natura sia più proponderante. Non riesco, tuttavia, ad arrivare a credere nel sovrannaturale, cosa che mi frusta non poco.
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Non andate in un ristorante cinese che pratica aborti clandestini. Mi contenterei l'umanità si fermasse ai mezz'uomini. E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi.E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere con le anatre nelle pozzanghere, che la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre
modificato da
postoffice
il 08/01/2010 alle 11.13
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magonza2
Newbie
69 messaggi
Registrato: 01/2008
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postato il 08/01/2010
alle 11.11
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mi sparerei un colpo di rivoltella in una tempio
Stupendo lapsus calami! Avevo letto "in un tempio" e riferendolo al seppuku lo trovavo geniale!
modificato da
magonza2
il 08/01/2010 alle 11.21
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magonza2
Newbie
69 messaggi
Registrato: 01/2008
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postato il 08/01/2010
alle 11.12
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cosa che mi frusta non poco.
Lapsus calami sadomaso?
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Perisher
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postato il 08/01/2010
alle 11.47
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Direi, volendo, lapsus digitorum... O claviaturae?
Perisher!
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Leave Races to the Aces...
Any fool can know. The point is to understand.
modificato da
Perisher
il 08/01/2010 alle 12.01
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dottor_jazz
Junior Member

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postato il 08/01/2010
alle 11.59
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Originariamente inviato da Yukio Mishima
Non so di chi sia la citazione; penso che sia sostanzialmente vera anche se un po' imprecisa.
Secondo me il bisogno di inventarsi un dio/una religione, una vita dopo la morte, un giudizio sicuramente giusto ovvero una giustizia perequatrice che riconosca premi e stabilisca punizioni, sanando le ingiustizie subite in vita e punendo credeltà e malafede, nasce dalla difficoltà ad accettare quella parte della vita che si chiama morte.
Circoscriverei quindi maggiormente il discorso.
A ben vedere la paura della morte è un sentimento assolutamente naturale ed estremamente diffuso se non addirittura universale.
Io almeno lo provo.
Ed è anche per questo che, pur non credendo, la mia posizione è da agnostico e non da ateo.
Considero estremamente improbabile che un dio esista, vivo la mia quotidianità non ponendomi il problema perchè, ammesso che un dio esista e che esso sia giudice, non credo che sarò giudicato in base al mio conformista adeguarmi ad una serie di rituali esteriori totalmente cristallizati nella ritualità del culto bensì in base alle opere.
E se cerco di vivere decentemente adeguandomi al principio del male non fare paura non avere questo non è dovuto al fatto che l'abbia letto in un libro, in un sacro testo, o me l'abbia detto qualche pazzo esaltato vestito di nero ( o di viola, o di rosso porpora o di bianco, a secondo dei casi ).
Perchè anche se vari cattolici non lo capiscono non c'è bisogno di una fede e di una chiesa per far si che un individuo possa avere un senso etico.
E tuttavia l'idea di tirar le cuoia mi spaventa e siccome, inoltre, adeguarmi a come funzionano questo mondo e questa vita mi pesa ( perchè spesso si traduce nel vivere immerso in una realtà governata da valori inconciliabili col mio senso etico ) mi è sempre piaciuto sperare che un dio esista anche se non sono mai arrivato a crederci.
Se questo è ciò che provo, quindi, posso al massimo essere agnostico.
Ateo per militanza ideale, tutt'al più, ma non per attitudine.
In ogni caso esistendo la morte esisteranno sempre anche le religioni e non solo come valvola di sfogo per quei frustrati infelici della propria vita ed incapaci di realizzare una serena convivenza con sé stessi.
Si può avere paura della morte anche perchè si è estremamente felici e non si vuole correre il rischio che tale condizione cessi.
Volendo prodursi in un esercizio di stile ( alquanto sterile ) son convinto che di motivi plausibili se ne potrebbero trovare altre decine.
Trovare un principio trascendente che giustifichi la propria presenza qui ed ora è un artificio intellettuale che puzza di posticcio da lontano un miglio: son d'accordo.
Ma perchè molti uomini sentano il bisogno di trovarlo lo stesso è, secondo me, faccenda più complicata.
Ed alcuni dei suoi risvolti non son privi di una propria dignità.
Il "problema" non è il bisogno di spiritualità di tanti uomini; il problema sono le chiese - mica solo quella cattolica - in quanto istituzioni di potere fondate su dogmi e quindi necessariamente chiuse a qualsiasi dialettica.
Il perchè è evidente: se una chiesa dogmatica ha del potere esso non potrà che essere dispotico.
spoiler
Perchè, tanto per ribadire, la Chiesa Cattolica e lo Stato del Vaticano sono ad oggi l'unica monarchia assoluta del mondo occidentale economicamente, scientificamente e tecnologicamente progredito?
Per una questione di conservazione della tradizione?
Banale.
In ottemperanza a quanto previsto dalle scritture?
Illogico: quanto detto sulle scritture lo infrangono quotidianamente per 1000 altri motivi; perchè dovrebbero incaponirsi nell'osservanza proprio di ciò che può renderli impopolari?
Il motivo è semplice ma è un altro.
Loro si considerano i detentori unici di una Verità assoluta ed immutabili ed in quanto tali sentono di non avere alcun bisogno di essere pluralisti e democratici.
Il tuo discorso è condivisibile, ma conferma quella che è sempre stata la mia impressione su di te, cioè che tu sia sostanzialmente un religioso mancato (benevolmente), o se vogliamo un irreligioso irrisolto.
Personalmente non digerisco l'antropocentrismo. Pensare che debba esistere (o ancor peggio: che mi farebbe piu' comodo se esistesse) una qualche dimensione superiore che mi allevii la paura di morire o consoli tutti le mie paure di diventare cenere mi suona davvero egoistico, come qualcuno ha detto, nonchè piuttosto infantile. Perchè è un fondamento proprio delle religioni: cioè il cosmo esiste per me e deve avere risposte valide alle mie paure perchè se no non vale.
Io paradossalmente trovo conforto nell'assunzione opposta. Che il cosmo sia cosi' vasto, che ci siano cosi' tante cose che non conosciamo e capiamo, dovrebbe convincermi dell'estrema limitatezza della mia ragion d'essere, delle mie vicissitudini, delle mie emozioni. Le relativizza molto e le rende quindi meno apodittiche. Vivo la mia vita, mi pongo i miei scopi, faccio ogni cosa per non vivere invano, ma poi ci sta anche salutare la curva e congiungersi all'infitamente grande.
La paura della morte è pressoché universale, ma il fatto che anche la morte lo sia - che non ci si possa sfuggire - di nuovo riduce le mie paure perchè la presa di coscienza di questa collettiva finitezza riduce la mia tentazione di considerarmi cosi' speciale o meritevole di esistere in eterno o di essere messo sul piedistallo del creato.
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As long as there are slaughterhouses, there will be battlefields.
Quando gli fu chiesto dello chauffeur assassinato in Il grande sonno, Chandler - che non disdegnava il bicchiere - rispose: «Oh, quello. Bah, me lo sono totalmente scordato»
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