Forse sarò una delle poche a non essere d'accordo con questa discussione. Provengo da un'università privata e ora sono iscritta in Bicocca(motivi economici e non di rendimento).
Ho vissuto entrambe le esperienze e mi permetto di dissentire con la maggior parte delle risposte che ho letto. (Sono tante, le ho lette a spot).
Non è vero che nelle università private non si studia, gli esami sono facili e si è facilitati. Garantisco che studiavo tanto quanto ora.
Ma indubbiamente ci sono dei vantaggi. La numerosità delle classi è estremamente ridotta, i professori sono molto disponibili (sarebbe ridicolo il contrario), vengono organizzati tantissimi corsi di supporto ed esercitazioni extra. Per questo tutto sembra facile.
Ma chi non studia, gli esami NON li passa.
Inoltre, trovandomi ora all'interno di un altro ateneo sono in grado di fare dei confronti anche sui professori e sulle materie.
Ci sono una miriade di professori incompetenti da ambo le parti, ma la cosa che a mio avviso da una spinta in più a laureati in Bocconi o Cattolica è il fatto che i programmi sono ben aggiornati ed estremamente orientati sul mondo del concreto.
Esempio banale riguarda l'esame di informatica: in Bocconi è tutto orientato all'uso di software utili per il mondo del lavoro(banalmente anche excel e power point se usati bene ti fanno fare una figura egregia durante una riunione), cosa che io oggi che lavoro in una società, ringrazio il cielo di aver imparato.
Purtroppo è vero che il mondo del lavoro ancora tende a preferire i laureati dalle università private. Ma le cose cambiano, e cambiano a vista d'occhio. Magari sono inizialmente privilegiati, ma nessuna azienda ha interessa a tenere un incompetente o ad assegnarli delle responsabilità rischiando di rimetterci la faccia e il portafoglio.
Se uno è idiota, è idiota, e non c'è laurea che tenga.
(in quel caso possono intervenire solo i "papy", ma non pensate che solo i figli di papà frequentino certi atenei

, c'è tanta gente in gamba e sveglia, che avrebbe successo in ogni caso!)